Uno sguardo sui mercati
2011, un contesto di crisi del debito e una flessione marcata dell’attività finanziaria
Il 2011 si chiude in un clima di crisi del debito pubblico. Dopo la perdita della tripla A da parte del credito USA, ciascun paese europeo è passato sotto i radar delle agenzie di rating per tre ragioni fondamentali:
- Il peso del debito pubblico di alcuni paesi, e soprattutto le differenti situazioni tra la Francia, per esempio, e gli altri paesi a tripla A dell’Area Euro;
- La durata della crisi finanziaria senza soluzioni credibili e attuabili adottate dagli stati interessati. Questa mancanza di governance, uno dei fattori principali nella perdita americana della tripla A, ha pesato notevolmente nella bilancia finale e le diverse soluzioni proposte hanno portato costi addizionali e quindi un aumento ulteriore del debito per le nazioni da salvare, alcune delle quali già in difficoltà nel gestire il loro debito.
- Infine, il peggioramento della situazione economica sottostante, che ha spinto gli economisti e gli investitori a puntare su una recessione dell’Area Euro. Una continuazione della crisi (che definiamo “scenario di stallo”) influenza direttamente l’attività: più essa dura, più la recessione ha molte probabilità di essere rigida. In altre parole, ai problemi di debito si sono aggiunte le incertezze sulla crescita.
Le attese di una “normalizzazione della politica monetaria” lanciate all’inizio dell’anno sono andate rapidamente in fumo. L’anno si è così chiuso con una situazione di bassi tassi di interesse a breve termine, bassi tassi in Europa e attesa per un eventuale e nuovo programma di allentamento quantitativo (Quantitative Easing) negli USA.
In tale contesto, gli attivi rischiosi hanno sofferto notevolmente. Le azioni hanno ceduto il 18% nell’Area Euro durante l’anno, così come segnali negativi si sono avuti un po’ dappertutto: -18% per il Giappone, -6% per il Regno Unito, -19% per la Cina, -27% per l’Italia, -11% per la Corea, -26% per il Brasile, -14% per il Messico… mentre solo gli USA hanno chiuso meglio: 0% per lo S&P e +5% per il Dow Jones. Ultimo della classe, senza grandi sorprese, il mercato greco che ha segnato una perdita del 90% dall’inizio della crisi. Allo stesso tempo, i movimenti di “flight to quality”, la ricerca di liquidità, la mancanza di visibilità e la forte ripresa della volatilità hanno dato il colpo di grazia al mercato del debito corporate, malgrado la buona salute delle imprese.
-
Cross Asset Investment Strategy - Sintesi Gennaio 2012 pdf I 257.08 ko